martedì 3 febbraio 2009

Oscar Wilde, De Profundis

De Profundis è il titolo che fu attribuito ad una lettera privata dal curatore e amico di Oscar Wilde, Robert Ross, il quale dopo averla consegnata seguendo le istruzioni dell'autore quando questi uscì dal carcere, conservò il manoscritto originale, forse ispirato dalla consapevolezza (pari almeno a quella di Wilde stesso) della superficialità del destinatario, Lord Alfred Douglas, Bosie, l'affascinante amico, più giovane di Wilde di sedici anni. E' una lettera lunghissima, l'unica testimonianza realmente autobiografica di O.W. Già nelle prime pagine ci si ritrova nel bel mezzo di un saggio, una stesura della propria filosofia di vita, delle proprie idee sull'arte, sulla religione, sui rapporti umani, sull'esistenza: sia l'architettura che la forma sono quelle dell'arte. Di grande intensità le pagine in cui riflette sulla figura di Gesù e il suo ruolo rivoluzionario, soprattutto sotto l'aspetto dell'evoluzione psichica e sociale dell'uomo nella storia.

A tratti è difficile riconoscere un intento diverso da quello artistico, pur sotto l'aspetto di una lettera di accusa o forse più di paterno rimprovero nei confronti del suo amico, che viene definito superficiale, approfittatore, egoista e privo di sensibilità. Tantissime le citazioni classiche, i riferimenti letterari, sembra quasi che Wilde volesse annientare Bosie con il peso della sua sconfinata cultura, al punto che in ben più di occasione nasce il sopetto che mancasse completamente di sincerità. Non si può escludere del tutto. Si deve infatti necessariamente tenere conto della personalità complessa con cui si sta trattando anche nella situazione opprimente in cui versava in quel particolare momento. La lettera veniva scritta da un Oscar Wilde detenuto nel carcere di Reading essendo stato accusato di "gross indecency", "oscena indecenza" (accusa che veniva portata verso ogni comportamento o atteggiamento che avesse a che fare con l'omosessualità), proprio dal marchese di Queensberry, padre di Bosie, ed essendo poi stato processato per bancarotta e aver perso tutti i suoi averi, i suoi tesori d'arte, la preziosa biblioteca; senza poter trascurare la completa rovina dal punto di vista artistico. Al momento dell'arresto ben tre commedie di O.W. venivano rappresentate a Londra, che era all'apice della popolarità, era stato già scritto il Ritratto di Dorian Gray, ed era in lavorazione la traduzione dal francese di Salomè.
La storia di questa lettera nasce con le peripezie mondane di O.W. La sua amicizia con Bosie era fatta di lusso sfrenato, mondanità dispendiosa e giovani amicizie maschili, il tutto con una notevole predilezione per situazioni torbide anche ostentate, ma sotto la giustificazione tutta personale della sua filosofia di vita e dell'arte, che se per O.W. era in verità la molla principale dell'esistenza, non era forse l'unico lato della sua personalità ad essere ammirato dall'opinione pubblica dell'epoca, che lui amava influenzare e scandalizzare al tempo stesso.
Mentre può risultare quasi imbarazzante per noi oggi leggere questo libro, con la sensazione di stare lì a sbirciare fra le carte private di un uomo non certo ordinario, tutto questo equivale anche al trovarsi tra le mani la prova inconfutabile di avere a che fare con una personalità in cui non è davvero possibile scindere il genio artistico dal genio intellettuale. La consapevolezza del proprio genio qui si rivela condizione ideale perchè il genio si esprima, che l'elogio dell'umiltà di cui in molte pagine si legge nei confronti della vita, non ha niente a che fare con la posa di chi sottovaluta sè stesso: semmai è quella di chi, consapevole della propria statura, è obbligato, anche per via delle proprie scelte passate, a rivedere la propria vita per intero, a porsi in un'ottica esistenziale completamente diversa: quella di chi ha conosciuto il dolore, la sofferenza, la privazione di tutto ciò che negli anni era riuscito a costruire. Ma senza cadere completamente nella trappola di O.W., in cui questo tipo di atteggiamento non può che essere, e per sua stessa ammissione, anche e soprattutto estetico. Forse fu solo una certa arroganza ad essere ridimensionata a cause delle difficoltà in cui si trovò, ma il tema estetico rimase sempre la guida di un uomo artista per antonomasia, lui che, come ebbe a dire ad Andrè Gide, aveva profuso tutto il suo genio nella vita, per dedicare alle sue opere soltanto il talento.

5 commenti:

ivy phoenix ha detto...

e poi anche le traduzioni italiane sono bellissime da leggere.
ci sei su anobili?

Elena ha detto...

Si, ciao Ivy :)
Sono qui:

http://www.anobii.com/fiumechescorre/books

Amfortas ha detto...

Te l'avevo detto che era una lettura meravigliosa, mi fa piacere che tu abbia apprezzato.
Ciao!

Elena ha detto...

Ho apprezzato moltissimo, tanto che non ho affatto chiuso, con Oscar Wilde :-D
Ciao!

elisa ha detto...

Di Wilde ho letto alcuni libri, non questo ma riparerò.
Capisco il sentirsi in imbarazzo ad intrufolarsi nelle vicende private ma, come accade spesso per i grandi personaggi,la biografia di questo Artista vale come e più della sua produzione letteraria.