
>>>> Vagamente sonnambula
Avevo pensato di cambiare piattaforma inizialmente, wordpress o splinder.
Splinder un pò lo conoscevo, avevo un blog anche lì che ora ho chiuso, wordpress invece non lo conoscevo per niente. Ho fatto dei tentativi, e il risultato è stato che blogger continua ad essere più versatile e semplice da usare, e soprattutto qui non ho alcun limite nel caricamento dei media e nell'uso dell'html. Comunque non era indispensabile cambiare piattaforma perchè con blogger mi trovavo bene, e farlo solo per avere dei template carini in più non valeva la pena.
Ormai però avevo in testa il cambiamento, almeno nel nome e nell'aspetto. Il fiume che scorre ha meno di due anni, ma il percorso è stato una crescita personale importante, per tanti motivi. Tra i quali le frequentazioni di blogger che sono stati e continueranno ad essere il mio punto di riferimento. Quasi mi dispiace andar via da qui, ma ho deciso di seguire questo spunto. Mi porto dietro un "post transizionale" l'ultimo scritto qui per non sentirmi completamente persa, un pò come quando si trasloca e si ha bisogno di aprire almeno uno degli scatoloni prima di dormire nella nuova casa. Probabilmente non cambierà niente, ma a volte le strade prendono una direzione, o l'altra, e io voglio seguire questo nuovo percorso, non sapendo ancora bene dove mi porterà. Questo mi dà nuovi stimoli. Forse non cambierà niente e non arriverò da nessuna parte. Ma chissà..
La mia nuova casa, dunque, ancora una volta, è questa:
Vagamente sonnambula
D'ora in poi verrò a trovarvi da lì.
venerdì 27 febbraio 2009
Cambio casa
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mercoledì 25 febbraio 2009
Mondo simbolico
La frattura dell'adolescenza, il salto nel vuoto dell'immaginazione. L'intuizione della sostanza delle cose, una preveggenza che non può svelare nulla completamente perchè non c'è esperienza, ma si intravede e si percepesice, c'è da trovare la strada, scoprire da che parte passare, cosa andare a cercare. Ci si guarda dentro, continuamente. E non sapere niente di niente è solo un vantaggio che avvicina all'essenza, che ti lascia vedere attraverso. Un dono che si perde per strada insieme alla voglia di sostenerla contro il mondo. Sei uno strano se vivi da adulto la tua immaginazione, hai qualcosa di cui vergognarti. Come una persona innamorata, sei considerato una specie di deficiente. Non consola constatare che chi ti deride al novanta per cento tiri avanti solo con antidepressivi senza avere ancora capito perchè sta così male. C'è bisogno del messaggio, chi può accontentarsi di un reale fatto solo di cose e persone ammassate nella stessa cellula spazio temporale, questo non basterebbe nemmeno a una mosca, nemmeno a una COSA. Le domande, le risposte non possono essere taciute, ogni cosa deve necessariamente essere simbolo, signficante. La follia dell'amore e di ogni adolescente del pianeta è la voglia di sostenere la propria parte contro il mondo, hai quella strana forza chissà da dove viene. La forza di continuare a guardare oltre, cercare, pianificare il viaggio, pur procedendo completamente soli in un deserto ostile. Se non sei abbastanza forte da sopportare la solitudine ti fermi. La nostalgia della giovinezza credo non sia altro che quella per la propria capacità onirica quando si aveva il coraggio di tenersela stretta. Solo chi non smette mai di coltivare il proprio immaginario nell'arte, nel pensiero, nell'amore, in qualunque altro modo, ha pochi rimpianti.
C'est tout.
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lunedì 23 febbraio 2009
I'm the best thing
Non c'è da andare a cercare chissà quali motivi per cui pubblico questo video, se non che mi piace.
Emergo da giorni di nebbie febbrili e mentali che hanno reso alla mia personale ribalta tutto il senso, esauriente di per sè poichè primordiale, della semplicità.
"You're the best thing" cantava stamattina nelle mie orecchie Paul Weller. Non sarà stato un caso. Niente lo è, poichè lo è tutto. E stavo pensando che sì, senza alcun dubbio, io sono davvero la cosa migliore che poteva capitarmi nell'intero universo.
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domenica 22 febbraio 2009
Libri
Alda Merini, La pazza della porta accanto
Alessandro Baricco, Barnum
Alessandro Baricco, L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin
Daniel Barenboim, La musica sveglia il tempo
Daniel Pennac, Come un romanzo
Daniel Pennac, Diario di scuola
Daniel Pennac, Il paradiso degli orchi
Daniel Pennac, La lunga notte del Dottor Galvan
Emily Brontë, Cime tempestose
Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche
Gabriel Garcia Màrquez, L'amore ai tempi del colera
Heinrich Boll, Opinioni di un clown
Irène Némirovski, Suite Francese
Isabel Allende, D'amore e ombra
J.W.Goethe, Le affinità elettive
Jorge Luis Borges, L'Aleph
José Saramago, Cecità
Marguerite Duras, Il dolore
Milan Kundera, L'ignoranza
Oscar Wilde, De Profundis
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray
Patrick McGrath, Follia
Pupi Avati, Il nascondiglio
Remo Bassini, Dicono di Clelia
Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston
Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso
Sam Savage, Firmino
Umberto Eco, Baudolino
Umberto Eco, La misteriosa fiamma della regina Loana
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venerdì 13 febbraio 2009
Into the wild




(Into the wild, Sean Penn, 2007)
Segnalo il post di Gabrilu e quello di Lucamadeus sul film, diverse impressioni, da leggere.
It's a mistery to me
we have a greed
with which we have agreed
You think you have to want
more than you need
until you have it all you won't be free
society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
When you want more than you have
you think you need
and when you think more than you want
your thoughts begin to bleed
I think I need to find a bigger place
'cos when you have more than you think
you need more space
society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me
there's those thinking more or less less is more
but if less is more how you're keeping score?
Means for every point you make
your level drops
kinda like its starting from the top
you can't do that...
society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me
society, have mercy on me
I hope you're not angry if I disagree
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me
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mercoledì 11 febbraio 2009
I limiti dell'etica
"Sono sconvolto dalla singolare, direi assurda, procedura cui stiamo assistendo. Una legge dello Stato, che riguarda la libertà individuale, verrebbe sbrigativamente approvata sull'onda delle emozioni sollevate da un caso mediatico. Perché questo è il caso di Eluana: un caso mediatico, perché non ha nulla di diverso, dal punto di vista scientifico e umano, da altre centinaia di casi di coma vegetativo permanente nel nostro Paese, di cui nessuno si occupa. Dietro a una legge emanata per Eluana non ci sarebbe, dunque, né logica, né razionalità, ma essenzialmente un'onda emotiva, che per sua natura è passeggera e, soprattutto, è una cattiva consigliera.
Vedete, mantenere insieme un complesso di organi e cellule in una vita artificiale è un atto contro natura: tecnologicamente oggi la medicina è in grado di mantenere in stato vegetativo un corpo senza attività cerebrali quasi all'infinito, ma il fatto che lo si possa fare tecnicamente non significa che lo si debba fare eticamente.
Penso sia una mostruosità, e come me la pensano migliaia e migliaia di cittadini, terrorizzati dalla prevaricazione violenta della medicina tecnologica nella propria vita. Lo dico da uomo di scienza: la tecnologia non ha limiti in sé, e se noi, la società e le sue istituzioni non ci impegniamo a tracciare questi limiti rispetto alla vita dell'uomo, chi mai lo potrà fare?"
Intervento in Senato del Sen.Umberto Veronesi sul caso Eluana Englaro
dal blog di Marina Garaventa
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venerdì 6 febbraio 2009
Pensiero

So fin da ora, dopo aver letto i primi due, che per ogni racconto contenuto in questo libro speciale, "L'Aleph", ci vorrebbe un resoconto dettagliato. Altra cosa è se riuscirò mai a scriverlo. Mi sembra un'impresa ardua almeno quanto una delle traversate nel deserto o dei viaggi per terre inospitali e infestate di esseri inquietanti di cui qui si narra, considerato il solo impegno richiesto per una lettura che vada almeno un poco al di là del racconto in sè stesso. Per il momento voglio solo annotare le prime impressioni come farei su uno dei miei mille taccuini, quelle che ho ricevuto appena intrapreso il fascinoso compito, perchè non si perdano in un colpevole oblìo. Dopo le prime due pagine de "L'immortale", mi sono fermata un momento, ho girato la copertina e ho guardato se per caso quella mattina dalla libreria non avessi pescato per sbaglio un libro di Umberto Eco al posto di quello di Borges che aveva prevalso sugli altri all'occhio della mente, o all'olfatto, non so. Era così evidente che Borges stesse scrivendo da filologo oltre che da scrittore e poeta, che non mi sono affatto stupita di leggere oggi su una delle tante recensioni su Il nome della Rosa reperibili in rete che Eco non solo aveva dato il nome di Jorge da Burgos ad uno dei protagonisti del romanzo come "omaggio" a Borges, ma aveva mimetizzato un vero trattato di filologia su di lui tra le pagine di quel romanzo stupefacente.
E' la prima volta che rileggo un racconto, anche se piuttosto breve come L'Immortale appena dopo averlo terminato. E' successo perchè avevo voglia di rileggere alcuni meravigliosi e duri agglomerati di parole, frasi se si preferisce, fingendo di non averle ancora lette, per provare di nuovo quel sottile solletico interiore che danno le verità rivelate attraverso l'immaginazione; e anche perchè non era affatto sicura di aver capito il vero senso del racconto, direi l'esatto contrario. Infatti, era proprio così. L'avevo forse soltanto intravisto, grazie a quella speciale capacità del pensiero di saltare a grandi balzi certi passaggi e indovinare la fine di una lunga strada non avendo nemmeno iniziato a calpestarla che è l'intuito, e solo nella rilettura e con l'aiuto delle preziose note al testo mi sono avvicinata veramente all'idea centrale del racconto, quella secondo cui è la mortalità che fornisce all'uomo una parvenza di identità. Persino l'etica si smarrisce nel mare infinito dell'immortalità, in cui tutte le azioni e le parole si confondono e si sovrappongono indifferentemente le une con le altre, le proprie con il ricordo di quelle altrui, lette o ascoltate in passato o non ancora pronunciate. Questa idea si spinge fino al puro concetto filosofico secondo cui nell'eternità tutte le azioni possibili finirebbero per essere commesse da un solo individuo, essere senza geografia, senza connotati specifici, un individuo che finisce con essere tutti gli individui, quindi nessuno. "...sono dio, sono eroe, sono filosofo, sono demonio e sono mondo, il che è un modo complicato di dire che non sono."
Collocato nel tempo l'uomo è colui che è, le sue azioni diventano il simbolo stesso della suo essere provvisorio, conquistano il loro significato di bene o male, di azioni grandi o piccole, sempre in virtù del fatto che tragicamente e pateticamente sono destinate a non essere ripetute infinite volte. La vita dell'uomo diventa tragedia, racconto, immaginazione.
Nell'eternità non esiste percezione, "non esistono meriti morali o intellettuali. Omero compose l'Odissea; dato un tempo infinito con infinite circostanze e mutamenti, l'impossibile è non comporre, almeno una volta, l'Odissea. Nessuno è qualcuno, un solo uomo immortale è tutti gli uomini." L'universo senza tempo diventa equilibrio di compensazioni, dove "l'ingegno e la stoltezza si correggono e si annullano e forse il rozzo poema del Cid è il contrappeso che esigono un solo epiteto delle Egloghe o un detto di Eraclito. Il pensiero più fugace obbedisce a un disegno invisibile, e può coronare, o inaugurare, una forma segreta."
Un racconto di Borges, si intitola L'Immortale. Un condensato di pensiero, di filosofia. Che si legge e si rilegge e si pensa di rileggerlo. E so anche il perchè:
"Non c'è piacere più complesso del pensiero, e ci abbandonavamo ad esso."
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